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SOMMARIO

 

Aspettando i formulari dell’LLP

 

INSIDE ENIS

 

Laboratorio scientifico web based

 

Una NetScuola per la Digital Generation

 

 

OUTSIDE ENIS

 

La tutela dei minori nell’utilizzo degli umts

 

Forumlive: il virtuale che si fa reale

 

IN ATTESA DEI FORMULARI DELL’LLP

 

Dovremmo conoscere i formulari alla fine di gennaio. Nel frattempo, come già in occasione della preparazione del convegno di Monte Porzio Catone, è bene ritornare seriamente sulla questione del perseguimento di finalità educative in linea con gli orientamenti europei sul curricolo. In questa fase di riflessione e ideazione dei progetti in vista delle scadenze dell’LLP, dovremmo ragionare sull’opportunità di concentrarci sulle finalità progettuali, partendo proprio dalle competenze chiave richiamate anche quest’anno dal Parlamento europeo e dal Consiglio nel documento pubblicato il 18 dicembre 2006 che riporta la Raccomandazione sulle competenze chiave per l’apprendimento permanente. Va tenuto conto che, al fine di indicare ai governi e ai fornitori di servizi di formazione e istruzione (dunque anche alle scuole) un quadro comune di riferimento delle competenze chiave, la raccomandazione riporta in allegato la definizione di ciascuna delle otto competenze chiave e le tassonomie delle conoscenze, capacità e abilità essenziali per esercitarle in ambito scolastico e trasferirle in altri contesti di vita. Una lettura base, dunque, per affrontare le nuove sfide educative sempre più in chiave europea e allineate ai reali e incipienti fabbisogni formativi della società della conoscenza. Troverete il testo della Raccomandazione anche all’interno della documentazione della Community Enis Italia.

 

Giovanni Scancarello

Referente nazionale Enis

 

 

INSIDE ENIS

 

Laboratorio scientifico web based

 

L'attività di laboratorio gioca un ruolo essenziale nell'apprendimento di molte discipline, specie quelle di natura tecnica e scientifica. Nonostante ciò, molte scuole soffrono di una sostanziale carenza di laboratori per vari motivi: economici, organizzativi, insufficiente sicurezza, ecc.

Un'alternativa, applicabile in certi casi, è quella di sfruttare il Web per mettere a disposizione dei laboratori usabili remotamente. L'idea non è nuova: diversi centri di ricerca l'hanno già messa in pratica. Si tratta di un nuovo paradigma di sperimentazione che rappresenta un sorta di compromesso tra il laboratorio reale e quello virtuale.

È interessante soprattutto per i Paesi in via di sviluppo, ma offre nuove opportunità di apprendimento e nuovi modelli di e-learning per tutte le scuole italiane ed europee.

Il modello semplificato di laboratorio remoto è rappresentato in Fig. 1, in cui ogni dispositivo mette a disposizione un certo insieme di operazioni (comandi e/o funzioni di osservazione) realizzate come servizi invocabili remotamente. Una eventuale webcam diretta verso il luogo della sperimentazione consente di verificare gli effetti visivi di quello che sta accadendo.

La sperimentazione può avvenire in due modi. Nella modalità interattiva l'utente ha la possibilità di invocare "manualmente" nell'ordine che desidera i servizi offerti dai dispositivi mediante un'apposita interfaccia grafica.

Nella modalità programma l'utente usa un linguaggio per costruire una propria applicazione (cliente) che invoca i servizi secondo un piano di sperimentazione che raccoglie ed elabora i risultati prodotti nel corso dell' esperimento.

La robotica gioca spesso un ruolo essenziale negli esperimenti remoti. Molte azioni manuali degli esperimenti tradizionali devono spesso essere simulati attraverso delle azioni eseguite da opportuni dispositivi meccanici.

La tecnologia di realizzazione dei servizi adottata è quella dei Web Services: una soluzione del W3C "lenta" rispetto ad altre più tradizionali (ad es. CORBA, RMI, ecc.) ma che risolve diversi problemi di portabilità delle applicazioni e che non richiede l'apertura di porte particolari (vengono usate quelle del protocollo http).

Il concetto di laboratorio remoto consente oltretutto di pensare ad esperimenti distribuiti, cioè ad esperimenti in cui i dispositivi coinvolti appartengono a differenti laboratori remoti, cioè ad un laboratorio distribuito.

Per attribuire un senso a questi esperimenti è spesso necessario introdurre dispositivi virtuali di collegamento per supplire alla perdita dell'unità spaziale.

Un dispositivo virtuale è un dispositivo realizzato via software e può essere indistinguibile da uno reale. Occuparsi di esperimenti remoti e distribuiti significa anche studiare la problematica reale/virtuale e la composizione di oggetti reali e virtuali.

Il nuovo paradigma offre l’opportunità di scambiare dispositivi di laboratorio virtuali, remoti e locali. Sono necessari linguaggi di comodo e altri strumenti adatti allo scopo.

Per programmare esperimenti distribuiti si può usare il linguaggio BPEL (Business Process Execution Language) un linguaggio XML che si sta sempre più imponendo come standard di fatto per l'orchestrazione di servizi Web. Il linguaggio consente di comporre servizi, farli partire in parallelo, memorizzare stati, eseguire test, cicli, gestire eccezioni, e molto altro.

Il limite più grande di questo tipo di approccio è costituito dai tempi di latenza di internet: la possibilità di intervenire in tempo reale è seriamente compromessa.

Ciononostante esiste un ampio spettro di esperimenti distribuiti che si possono prendere in considerazione (ad es. i fenomeni lenti come la crescita di piante o quelli atmosferici).

Le prestazioni e, quindi, i campi di applicazione, aumentano sensibilmente in una rete di istituto o in una rete locale.

Il paradigma di sperimentazione suggerito potrebbe indurre le scuole a progettare i nuovi laboratori. In ogni laboratorio reale potrebbe esserci un allestimento usabile, con diverse prestazioni e autorizzazioni, da:

 

- allievi che connessi alla rete locale del laboratorio;

- allievi connessi alla rete di istituto;

- allievi connessi da casa e dal resto del mondo.

 

Come applicazione di questo ultimo caso si osservi che esiste la possibilità valorizzare il "know how" conseguito da docenti e allievi di una scuola mettendo in "vetrina" i loro artefatti, dando cioè la massima visibilità a qualcosa che può essere apprezzato da chiunque nel mondo.

Le iniziative che questa scuola ENIS di Mestre ha intrapreso per promuovere questo paradigma sono:

 

a) la costruzione di un semplice prototipo dimostrativo di laboratorio remoto utilizzando un robot della Lego;

b) la presentazione di un articolo accettato alla ottava conferenza mondiale sull'uso dei computer nell'educazione (WCCE 2005);

c) l'istituzione di due corsi di formazione tenuti presso questa stessa scuola ENIS e presso l'IPSIA "G. Galilei" di Castelfranco Veneto, altra scuola ENIS.

 

Vi sono diverse linee di sviluppo che varrebbe la pena di intraprendere, specie ora che la banda e la qualità del servizio di connessione Internet sono in via di deciso miglioramento:

1) costruire e mettere "on line" laboratori non-giocattolo e realmente utili per qualche disciplina (ad es. Fisica).

2) pubblicare e catalogare i servizi su registri pubblici come i registri UDDI (Universal Description, Discovery and Integration); questo è uno dei passi previsti dallo sviluppo di applicazioni che seguono il modello SOA (Service Oriented Architecture);

3) costruire ambienti di sviluppo e linguaggi che agevolino la realizzazione dei servizi e dei piani di sperimentazione;

4) trovare applicazioni del paradigma al di fuori della sperimentazione scientifica: si pensi alla domotica, all'assistenza da remoto agli anziani, ai musei interattivi;

5) studiare la combinazione di questo paradigma con le possibilità che verranno offerte dal cosiddetto "Web semantico", la nuova frontiera del Web.

 

Giuseppe Callegarin

ITIS Enis Zuccante – Mestre (Ve)

 

 

Una NetScuola per la Digital Generation

 

Un’indagine AIE ( Associazione Italiana Editori) chiama i giovani Digital Generation : sono internauti (per il 91%), più della metà (il 53%) ha un Ipod o comunque un lettore mp3. Uno su quattro partecipa almeno settimanalmente a chat e forum e il 9% ha un blog personale in cui inserisce i suoi pensieri. Il 52% dei giovani italiani legge riviste e quotidiani tanto su internet quanto in forma cartacea (il 27% lo fa solo in modo tradizionale).

Cambia il modo di comunicare dei giovani: al di là dell'utilizzare i motori di ricerca (84% degli internauti lo fa almeno una volta alla settimana), di inviare o ricevere email (66% degli internauti lo fa almeno una volta alla settimana) o recuperare i contenuti per il proprio studio e lavoro (il 27%) - attività comuni per i giovani webnauti più occasionali -, vi sono nuove forme di utilizzo che stanno prendendo piede rapidamente.

I giovani non si percepiscono come soggetti passivi del mondo informatico, ma come protagonisti attivi della produzione dei contenuti da scambiare e condividere: partecipazione e condivisione diventano dunque le nuove "regole" di utilizzo della rete".

Il 42% degli internauti ha infatti utilizzato internet almeno una volta per partecipare a chat, blog, forum o per inserire scritti personali, pensieri, poesie nel proprio blog personale.

Sono loro ad anticipare nuove modalità di uso delle tecnologie, che poi con il tempo - assestandosi - diventano consuetudine per tutti. E' successo così con il computer, succederà anche con strumenti come blog, wiki, podcast, RSS.

E i docenti ?

Alcuni cercano di darsi da fare, alcuni sono spaventati dalle nuove tecnologie, altri le rifiutano,molti arrancano.

Non sorprende quindi che gli esisti di un’altra ricerca “Gli studenti bocciano la scuola quasi la metà sono insoddisfatti”. Secondo uno studio da parte dello Iard, 3 ragazzi su 10 non sono contenti dei docenti, che non ascoltano le loro esigenze. Bocciato anche il degrado degli istituti.

Il 30% degli studenti si dichiara insoddisfatto dei loro docenti, soprattutto per quanto riguarda la capacità di insegnare.

Lo studente di oggi  ha la necessità di partecipare ad un processo di apprendimento basato sulla possibilità di  combinare insieme diverse modalità di apprendimento.

Serve un’evoluzione verso modalità digitali di pensiero più consona a quella delle nuove generazioni ( digital natives ).

E la sfida piú grande deriva proprio dal fatto che i docenti, prevalentemente digital immigrants, hanno necessitá di interagire con la digital generation “padrona”  nel mondo delle nuove tecnologie.

Digital immigrants, sta ad indicare gruppi di età che non sono cresciuti con le nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione, il termine è stato coniato da Mark Prensky.

Sperimentare e innovare nuove forme dell’apprendimento, ecco la scommessa.

L’elearning e la formazione on line non sono la risposta ma semplicemente un aiuto.

La formula classica dell'online learning presenta ancora alcune difficoltà,non funziona con le nuove generazioni di studenti.

L'elearning 1.0 ( costruito rispettando le codifiche dei learning object) è carente sul piano dell'interattivà e della collaborazione, troppo rigidi i ruoli di docente,studente e tutor.

L'apprendimento può trarre giovamento dalla condivisione e dalla rielaborazione 'orizzontale' dei contenuti

tipica delle nuove fornire del web , il WEB 2.0.

L'uso dei blog, wiki, videoblog,dei tag,dei feed RSS, di strumenti mash up, o tecnologie Ajax, Social Network, rappresentano i nuovi "libri",matite,penne,righelli, forbici e colla della NetScuola.
Le nuove conoscenze, il nuovo sapere viene posto in circolazione per essere a sua volta rielaborato da altri, in nuove forme di interazione in rete. E’ il passaggio dalle comunità di apprendimento on line ai gruppi orizzontali aperti, gruppi di collaborazione.

 

La scuola e l’aula scolastica perdono la predominanza e la centralità educativa soprattutto per i non più giovani, altre fonti esterne agiscono e intervengono ( outsorcing learning.

Una grande sfida attende la Scuola Italiana e i docenti che non possono e non devono lasciarcela sfuggire.

 

Prof. Daniele Pauletto

Referente Enis Castelfranco Veneto

Comunication / ICT management at Mt Net , Staff at  Anitel and Tecnalia.it, e-Scuole.Net

ICT teacher at Galileo Galilei , ICT and Multimedia coordinator at IPSIA

 

OUTSIDE ENIS

 

La tutela dei minori nell’utilizzo degli umts

 

L’evoluzione tecnologica consente agli utenti di comunicare ad alta velocità su tutto il pianeta.

L’ UMTS (Universal Mobile Telecommunications System), sostenuto da importanti operatori di telecomunicazioni, permette la realizzazione di servizi usufruibili in ogni istante e da qualsiasi luogo.

Fin qui tutto meraviglioso e non vi sarebbe nulla da obiettare se non si ponesse l’accento anche sulla costante crescita dell’utilizzo dei videotelefoni da parte dei minori.

Con i sistemi mobili UMTS è possibile navigare, inviare e ricevere e-mail, foto ecc.

Ma con quali rischi?

L’uso consapevole di tecnologie che si riversano automaticamente in Internet è un tema di grande rilievo, oggetto di dibattiti a livello nazionale ed internazionale.

Un mercato in crescita esponenziale è quello hard nel quale si nasconde il turpe giro criminale che guadagna sulla pornografia minorile, fenomeno diffuso soprattutto in Internet ove l’indebita diffusione di immagini di minori confluisce direttamente su numerosi siti in tempo reale.

In quest’ottica appare chiaro essere fondamentale il lavoro di ascolto del bambino da parte degli adulti in tutti i ruoli sociali ed istituzionali.

Da una parte gli educatori assieme ai genitori, che acquistano per i propri figli telefoni cellulari sempre più sofisticati, devono preoccuparsi di responsabilizzare i minori fornendo loro informazioni equilibrate sia sulle opportunità che sui rischi che l’utilizzo dell’apparecchio comporta cercando di sviluppare negli stessi la cultura della denuncia e della consapevolezza del rischio che l’uso indiscriminato della tecnologia UMTS può farli cadere nella rete della pedopornografia.

Dall’altra, il legislatore deve tenere costantemente aggiornata la normativa ai cambiamenti che l’evoluzione tecnologica comporta nella vita quotidiana.

In special modo la dinamicità degli aggiornamenti delle tecniche di adescamento confluenti nella pedofilia rendono indispensabili delle tutele adeguate per i minori.

Notevole passo avanti si è realizzato il 16 febbraio 2005 quando gli operatori di telefonia mobile – Tim, Tre, Vodafone e Wind – alla presenza del Ministro delle Telecomunicazioni hanno sottoscritto il “Codice di condotta per l’offerta dei servizi a sovrapprezzo e la tutela dei minori”.

Si tratta del primo codice di autoregolamentazione nella storia della telefonia mobile italiana  che disciplina il diritto di informazione e la libertà di espressione, garantendo il pieno rispetto della tutela e della protezione dei minori.

L’inibizione alla fruizione dei servizi in modalità permanente, l’apertura dell’accesso ai servizi previa richiesta dei genitori, l’accesso ai servizi in modalità controllata dall’utente attraverso l’utilizzo di un codice personalizzato PIN sono solo alcuni degli strumenti predisposti per la protezione dei minori.

I bambini potranno selezionare solo servizi adatti a loro: i genitori  regoleranno l’uso del videotelefono attraverso il codice PIN per accedere ai servizi.

Non trascuriamo poi che l’art. 154, comma 1, lett. c) del Codice sulla Privacy attribuisce al Garante per la protezione dei dati personali un potere prescrittivo ed inibitore sul trattamento dei dati personali: egli, infatti, accertata anche d’ufficio la non conformità del trattamento alle disposizioni vigenti può prescrivere le misure idonee per ricondurlo a legittimità. I profili procedimentali in cui si articola tale potere sono quelli specificati dall’articolo 143 del Codice.

Tanto si è, infatti, verificato il 20/10/05 quando il Garante, viste le segnalazioni pervenute in tema di uso di videotelefoni ha emanato un provvedimento avente ad oggetto “Videofonini: cautele per un uso legittimo”.

Occorre tenere sempre presente che l’indebito utilizzo degli UMTS da parte dei minori può pregiudicare il loro benessere e l’evoluzione della loro personalità.

 

di Elena Pavarin

USR Veneto 

 

FORUMLIVE: IL VIRTUALE CHE SI FA REALE

 

Eccoci qui, siamo i docenti di www.forumlive.net: abbiamo poco più di un anno di vita autonoma, abbiamo raggiunto un numero di iscritti pari a circa cinque volte quello iniziale e una media di circa 500 visite al giorno, e questo ci fa piacere, non poco. Proponiamo un ambiente informale, ma ricco di professionalità diverse, di entusiasmo e di umanità, dove ognuno può dare il suo contributo. Scambiamo idee ed esperienze, organizziamo lavori di gruppo e corsi on line, basandoci sulle richieste fatte e sulle disponibilità date, in un continuo alternarsi di ruoli tutor/discente, improvvisiamo attività a più mani su temi disparati, fili demenziali e chat serali… coltiviamo l’unico obiettivo di arricchirci “dentro” e di continuare insieme il cammino intrapreso.

È cominciato tutto oltre tre anni fa, nel 2003, sulla piattaforma verde del ForTIC A dell’INDIRE, dove numerosi docenti di tutta Italia seguivano un corso di formazione online per l’alfabetizzazione informatica, che il Ministero lanciava per la prima volta proprio quell’anno. Molte le novità per tutti noi, e, tra queste, i forum[1], un mezzo comunicativo sotto molti aspetti nuovo, se non nella forma, sicuramente nella destinazione e nelle finalità. I più frequentati furono, ad un certo punto, quelli “ecumenici” di discussione libera e senza moderatori, destinati a insegnanti di ogni ordine e grado di scuola, liberi dai vincoli professionali delle aree disciplinari e dagli impegni di obiettivi progettuali predefiniti. Per tutti il rapportarsi a migliaia di colleghi avrebbe significato contatti che superavano di gran lunga le potenzialità del più nutrito Collegio Docenti… e poi la diversità sarebbe diventata ricchezza, confronto, stimolo alla conoscenza. Molti di noi cominciarono ad allenarsi, in quella palestra virtuale, alla discussione, allo scambio, alla creatività condivisa, socializzata. E crescevano le domande e le risposte, gli aiuti reciproci e le segnalazioni, con istruzioni per l’uso, divulgazioni di tutorials e links atti all’uopo, esperimenti colorati ed affascinanti di grafica, storie e parodie… tutte attività, le più varie e utili alla nostra professione, che nascevano in un clima sempre più amichevole, senza prevaricazioni o pregiudizi di alcun tipo. Così si imparava insieme e si scopriva che insieme è bello.

Poi, un po’ per volta, arrivò il desiderio di colmare quel che il virtuale lascia sospeso, la conoscenza diretta e “reale”. Il primo fu l’incontro di un piccolo gruppo allo SMAU, a Milano, nell’ottobre del 2003, ed altri ne seguirono ancora, fino all’incontro “ufficiale”, un vero e proprio convegno, svoltosi a Firenze nel luglio 2005 presso la sede dell’INDIRE gentilmente messa a disposizione dal dott. Biondi. Lì nacque l’idea di un sito “nostro”: www.forumlive.net, il sito dei docenti che comunicano, condividono, collaborano.

L’inizio non fu facile, perché pochissimi tra di noi avevano dimestichezza con le pagine web e con la gestione di siti e di piattaforme didattiche. Ma ancora una volta prevalse la voglia di stare insieme e di mettersi in gioco per costruire qualcosa di condiviso e per dare forma alle nostre idee. Genova è stato il luogo del nostro secondo convegno, nel luglio 2006, quando tutti sono in ferie, perché siamo diventati amici, e il lavoro con gli amici è animato da entusiasmo che dà carica ed emozione proprio nel momento in cui lo si scopre “professione” nel suo significato più profondo.

Questo sentimento continua ad animarci ed è per questo che siamo ancora qui.

 

Paola Lerza

Amministrazione e la redazione di www.forumlive.net



[1] Il termine viene usato, per scelta, in forma cristallizzata anche per il plurale.

 

 

 

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